Cerimonia di Vestizione

Attraverso questo rito i volontari si impegnano sul Vangelo e sullo statuto della Misericordia di Impruneta  a servire il prossimo con fedeltà e impegno e nell’ occasione ricevono la Veste Nera (Buffa) simbolo di tutti i valori della nostra associazione.

Indossando la Buffa cerchiamo di riportare il Volontariato, dal centro della scena in cui oggi per molte ragioni, è tentato di stare,al margine, nell’ ombra, nell’anonimato, nella semplicità, nell’ umiltà come è tradizione delle Misericordie, per restituire alle sue opere la forza delle cose semplici e genuine.

È questa una cerimonia che affonda le sue radici nel contesto storico delle Confraternite. si inizia con una processione dalla sede alla Basilica di S.Maria all’Impruneta.

Dove si Celebra la Santa Messa nella Festa di San Tobia, Patrono della Nostra Arcicontraternita, alla fine dell’Omelia del Correttore,  il Proposto della Basilica di Impruneta,  consegna la veste ai nuovi confratelli, al termine della celebrazione vengono distribuiti i panellini benedetti.

Cosa è la Vestizione?

Dal lontano 1244, anno della fondazione della prima Confraternita, quella di Firenze, quanti milioni di Volontari avranno indossato la storica divisa del volontario di Misericordia? Quanti volontari si saranno nascosti sotto la “buffa” (il cappuccio nero della divisa storica), per non farsi riconoscere dai loro assistiti? E quanti avranno pronunciato il fatidico saluto “che Iddio te ne renda merito” , al termine del loro servizio di carità?

Con questo atto i nuovi volontari entrano a far parte della Confraternita con tutti i diritti sanciti dallo Statuto, acquisiscono il diritto di voto, possono, allo stesso tempo essere eletti nelle cariche dirigenziali della Misericordia, ma cosa più importante diventano “fautori della civiltà dell’amore” (parole di Giovanni Paolo II).

Nei corsi di preparazione alla vestizione di nuovi confratelli, Guidati dal Correttore Mons. Luigi Oropallo ed il nostro Provveditore, spesso vengono percorse le linee essenziali della “Storia e delle Tradizioni” delle Misericordie, tra le quali la descrizione della Veste, di questo saio che rende tutti simili, di questo simbolo dell’eguaglianza e della modestia per far capire il perché del celarsi dietro “la Buffa”, questa immagine di anonimato, di rifiuto di qualsiasi riconoscimento terreno, ma anche simbolo di grande fede nel “Dio te ne renda merito”, sicuri di trovare ricompensa più grande presso il Padre.
 

Oggi la veste si usa solo in determinate occasioni rituali.

Certo, a confronto con la società odierna fatta di tecnicismo, di convenzioni, di business, di ricerca dell’avere piuttosto che dell’essere, la “Veste” storica risulta obsoleta. Oggi ci si affida con difficoltà alla Provvidenza, alla Carità, alla Fede che ha retto le Misericordie nei lunghi secoli della propria storia. Occorre, invece, mettere al primo posto la “Carità”, quella vera che non cerca onori terreni ma che deve essere di esempio ai giovani che si affacciano alla vita per dar loro la certezza che nel mondo che li circonda, non tutto è sporco e corrotto e per scoprire che i valori morali di carità e di solidarietà sono più vivi che mai nelle nostre Misericordie.

Facciamo in modo che il mondo della Buffa abbia il sopravvento sul mondo del business, anche se quest’ultimo è molto più attraente del primo e sembra offrire maggiori soddisfazioni.

 

Il sorriso di un bimbo, di un anziano, di un malato, di uno straniero, di un fratello nel bisogno, al quale abbiamo teso la mano con semplicità e nel rispetto della sua dignità, sarà il preludio meraviglioso a quel merito che Dio ci riserverà.